venerdì 18 agosto 2017

McLaren M6 GT : Sogni rimasti nel cassetto


Oltre che per la sua straordinaria storia sportiva, la britannica McLaren è stata molto apprezzata negli ultimi anni anche per la qualità delle supercar stradali prodotte a partire degli anni '90 con la leggendaria F1.
Non tutti sanno però che Bruce McLaren accarezzò già nel 1970 l'idea di realizzare una supercar stradale dalle prestazioni da capogiro.

Tutto cominciò sul finire degli anni '60 quando il neozelandese, forte dei buoni risultati sportivi ottenuti dalle sue vetture, decise di tentare il colpo gobbo entrando nei campionati riservati alle vetture Gruppo 4 per sfidare a viso aperto i grandi costruttori come Ferrari, Alfa Romeo e Porsche.

Per farlo occorreva però costruire una vettura derivata da un automobile stradale prodotta in serie limitata di esemplari, e ciò indusse McLaren e il progettista Gordon Coppuck a creare quella che sarebbe diventata la prima sportiva della casa di Woking.

Dominata M6 GT, era derivata dalla M6A da competizione e da essa riprendeva il telaio monoscocca in lega di alluminio coperto da una carrozzeria in fibra di vetro e gran parte delle componenti meccanici.

Come propulsore venne montato uno Chevrolet V8 LT1 dalla potenza di 370 cv gestito da un cambio ZF 5DS-26 a cinque rapporti che assicurava una velocità massima di 265 km/h con accelerazione da 0 a 100 km/h in poco meno di 7 secondi.

Grazie all'impressionante peso di 725 kg, la vettura vantava una stupefacente maneggevolezza, tanto che per frenarla si decise di installare un nuovo impianto frenante costituito da quattro freni a disco ventilati realizzati dalla Girling.

Purtroppo i regolamenti della FIA cambiarono per la stagione 1970, imponendo la costruzione di ben 50 vetture per l'omologazione al Gruppo 4. Tale sforzo era improponibile all'epoca per la McLaren e ciò, complice anche la prematura morte di Bruce sul circuito di Goodwood, indusse la scuderia a non produrre in serie la vettura.

Rimase solo l'unico modello costruito di colore rosso, appartenuto personalmente al neozelandese prima della sua tragica fine. Ma il sogno di una McLaren stradale per fortuna non rimase insito in quella sanguigna vettura, anche se bisognò aspettare il 1992 per vederlo concretizzarsi.

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