sabato 7 maggio 2016

Io e Gilles, tre metri di traverso


Era un sabato di 35 anni fa.
L'atmosfera al box della Ferrari non era dei più rosei. Nell'aria si avvertiva la tensione che si era creata tra Gilles Villeneuve e Didier Pironi dopo il gran casino successo al Gran Premio di Imola.

Non che fosse solo quello ovviamente. La stagione per l'aviatore stava andando abbastanza sotto tono e a gettare ulteriore benzina sul fuoco c'era anche la difficile relazione con sua moglie Joanna. E non aiutava anche il fatto che la direzione della casa di Maranello non avesse fatto nulla per sistemare le cose con Didier dopo la pugnalata alle spalle ricevuta ad'Imola.

Ci sono certi uomini che al sorgere delle difficoltà si abbattono, ma Gilles non era uno di quelli ed uscì in pista per le qualificazioni del GP di Zolder con un solo obbiettivo. Dimostrare ancora una volta tutto il suo potenziale stabilendo un tempo di qualifica imbattibile e ritornare finalmente alla vittoria il giorno successivo.

Sulla strada del suo impeto di rivalsa si trovò malauguratamente la piccola March di Jochen Mass, che vide arrivare come un caccia la Ferrari rosso sangue del canadese all'altezza della curva Terlamenbocht.

Chissà cosa devono aver pensato entrambi, di certo qualcosa di molto rapido e di fatalmente scoordinato visto che nemmeno due secondi dopo l'uscita di curva la 126 C2 impattò con l'auto del tedesco proiettandosi in una fatale sequenza di ribaltamenti.

 La vettura decollò, compì due looping completi per un totale di venticinque metri di volo, sfiorando il guard-rail sulla destra. Il looping successivo portò la monoposto a schiantarsi violentemente a terra, nella via di fuga interna alla Terlamenbocht: l'energia cinetica era tuttavia tale che la vettura venne rilanciata in aria, priva di gran parte dell'avantreno, per poi ricadere in mezzo alla curva. Jochen Mass rischiò di essere colpito dalla carcassa, che per qualche istante aleggiò sopra la sua vettura, ma riuscì ad evitarla sterzando bruscamente nella via di fuga.

Sebbene fosse un'ottima vettura da competizione, la Ferrari 126 C2 si dimostrò anche incredibilmente fragile in quanto, durante la sequenza di ribaltamenti, uno dei pannelli honeycomb della scocca, posto tra lo schienale del sedile e la paratìa frontale del serbatoio, cedette, trascinando con sé gli attacchi delle cinture di sicurezza: Villeneuve fu sbalzato fuori dall'abitacolo con il sedile ancora attaccato a lui, e ricadde scompostamente, dopo un volo di quasi 50 metri, sulla spalla destra; con il corpo divelse la prima rete di protezione, sbattendo poi violentemente il collo su un paletto di sostegno della rete metallica più esterna.

Sul posto si trovavano alcuni commissari ed un medico, che immediatamente diedero l'allarme e soccorsero il pilota. La direzione di gara espose la bandiera rossa. Si fermarono nel frattempo alcuni piloti (lo stesso Mass, John Watson, René Arnoux, Derek Warwick, Eddie Cheever), che si precipitarono a verificare la situazione. Le condizioni di Villeneuve erano palesemente gravissime: era privo di sensi, flaccido, cianotico ed edematoso su viso e collo. Altre lesioni non si scorgevano, e il pilota presentava comunque attività cardiaca regolare, dunque gli uomini del soccorso e il dottor Sid Watkins (che giunse sul posto due minuti dopo il fatto) conclusero che doveva esservi una frattura della colonna vertebrale. Posero allora il suo collo in trazione e gli praticarono massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca intanto che l'ambulanza sopraggiungeva sul luogo dell'incidente.

Di li passò, per qualche secondo, anche Didier, il quale non si fermò e ritorno al box (non si sa se con qualche senso di colpa o meno...).

Condotto all'ospedale di Lovanio, le condizioni del pilota si dimostrarono subito gravissime, tanto che per tenerlo in vita si dovette ricorrere ad una macchina cuore-polmone. Intorno alle 19.00 del giorno stesso arrivò in ospedale, dopo essere stata informata da Jody Scheckter, la moglie Joanna che, dopo un lungo consulto con i medici, si dovette arrendere all'evidenza che Gilles non sarebbe sopravvissuto questa volta.

Alle 21.12, uno dei più grandi piloti della massima formula lascia in vuoto incolmabile nel cuore di ogni sportivo.

Sin da bambino io ho avuto una grande ammirazione per Villeneuve, ed ho sempre avuto un amarissimo rimpianto di non aver potuto vedere dal vivo le sue gesta.

Ho sentito nel tempo le più varie opinioni : E ma ha vinto solo sei gare; E ma non è mai stato campione del mondo; E ma sfasciava solo auto ; E ma era un pericolo per se e per gli altri......

E allora? Non è forse questa l'essenza del Motorsport? Perchè bisogna guardare sempre i risultati dimenticandosi dell'essenza della competizione, dello Sport?

Avrà anche vinto poco, non sarà mai stato campione del mondo, ma Gilles è stato un puro esempio di come va affrontata la vita secondo me. Andando al massimo, non arrendendosi mai, rialzandosi ad ogni botta e dando battaglia in qualsiasi condizione, anche se sei con una gomma a terra ma hai comunque la convinzione che puoi  farcela.

Qualcuno dirà che tutto questo è follia. Ha ragione. Ma d'altronde, sono i folli che cambiano il mondo, perchè sono gli unici abbastanza pazzi da provarci e riuscirci.

E Gilles era uno di questi. Non avrà cambiato il mondo, ma ha cambiato il Mio mondo, dandomi tanti insegnamenti che tanti campioni del mondo non avrebbero potuto darmi.

Si tengano i loro numeri 1 i campioni. Io desidero avere solo e soltanto un grande numero 27, andando costantemente tre metri di traverso ad ogni curva della vita. Vincerò poco o nulla? E vabbè, ma almeno potrò dire di aver vissuto intensamente la mia vita rincorrendo il successo.

Salut Gilles. Here's To You.

Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene.
Enzo Ferrari



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